Giochi statistici tra un Paese reale e un altro «percepito». Con il referendum alle porte, sono ancora i dati dell’Istat a strizzare l’occhio al premier Matteo Renzi, che all’appuntamento con le urne si gioca tutto.

Una settimana fa era stato il capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta a ironizzare sull’«aiutino» dato dall’istituto di statistica al governo sulla crescita, con la correzione al rialzo del Pil nel terzo trimestre. Ieri è toccato alle stime sulla soddisfazione degli italiani per le condizioni di vita.

Che tornano a migliorare, spiega l’Istat, per la prima volta dopo cinque anni. Alla faccia della crisi, dell’allarme criminalità, dei risparmi a rischio, del timore per il terrorismo e pure del terremoto che negli ultimi mesi ha fatto tremare più volte il Centro Italia, cancellando vite e capolavori artistici.

Con tanti motivi per essere preoccupati, è davvero possibile che nel Bel Paese più di 4 persone su 10 siamo invece «altamente soddisfatte» per la propria vita? Un bel balzo rispetto all’anno precedente, quando i «molto soddisfatti» si fermavano al 35,1 per cento del campione.

Ma intanto, appunto, tocca fissare qualche paletto, anche temporale. Perché la rilevazione è stata condotta, spiega l’Istat, a marzo scorso, e quindi, per citare uno degli eventi «insoddisfacenti» accaduti da allora, mesi prima del sisma che ha sconvolto Lazio, Umbria e Marche. Altri elementi rilevatori sono invece nascosti tra i dati snocciolati dall’Istat, che rivela come man mano che si invecchi cali la soddisfazione per le proprie condizioni di vita.

L’Italia non è un Paese per vecchi, visto che i più soddisfatti sono i più giovani: tra 14 e 19 anni più della metà degli italiani (54,1 per cento) vede rosa, mentre l’ottimismo sopra i 75 anni permane in un solo individuo ogni tre.

Anche tastandosi il portafogli, giura l’Istat, gli italiani sarebbero più sorridenti. Solo il 6,4 per cento delle famiglie ritiene di aver migliorato le proprie condizioni (dato comunque in crescita rispetto al 5 per cento del 2015), ma il 58,3 per cento considera la propria situazione economica invariata, e praticamente la stessa percentuale (58,8) ritiene «adeguate» le proprie risorse economiche, altro dato che sembrerebbe stridere con la realtà (o almeno con quel 41,2 per cento di famiglie che invece lamenta di essere in bolletta).

Più «neutre» rispetto alla situazione del Paese le considerazioni sui «rifugi» che rassicurano gli italiani. Per oltre il 90 per cento soddisfatti dalle proprie relazioni familiari, per l’82,8 per cento dalle amicizie e per l’81,2 dal proprio stato di salute.

E le paure? Per l’Istat è in calo il timore della criminalità, nonostante le cronache (ma appunto, le interviste sono di marzo scorso), mentre i problemi per gli italiani sembrano la sporcizia per strada, i mezzi pubblici che non funzionano, l’inquinamento, il traffico e il parcheggio. Un quadro delle doglianze che, sarà un caso, sembra disegnato guardando agli annosi problemi della capitale.

Immobile, invece, la (s)fiducia nei confronti del prossimo, non un eccellente indicatore. Per 8 italiani su 10, «bisogna stare molto attenti» nei confronti degli altri, con buona pace degli altri due, che invece ritengono la gente «degna di fiducia». Ma se si tratta di aspettarsi la restituzione del portafogli perduto da uno sconosciuto, ci crede poco più di un italiano su dieci. È la foto di una terra immaginaria, il Paese dell’Istat, il Paese che non c’è.

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