Nonostante le esortazioni da parte dei dirigenti di Kiev, che non vogliono trattare con le regioni dell’Est, l’Ucraina non riesce ad avere dall’Occidente moderni armamenti. Mancando delle chiare iniziative diplomatiche, Kiev ora preferisce parlare dell’eventuale rinuncia al suo status denuclearizzato.

Durante la visita di Petr Poroshenko a Washington, gli USA hanno assicurato al presidente ucraino ulteriore sostegno politico, economico e militare, senza però promettere la fornitura di armamenti letali. In questo contesto diventano comprensibili le allusioni all’eventuale rinuncia allo status denuclearizzato, più volte fatte dai funzionari e politici dell’Ucraina.

Per esempio, il ministro della Difesa di Kiev, Valery Geletey, ha dichiarato che il suo paese “sarà costretto” a rimettere in discussione lo status denuclearizzato, se gli sforzi dell’Ucraina per “difendersi dalla Russia” non saranno appoggiati dall’Occidente. Il partito “Svoboda” ancora in estate aveva presentato alla Rada Suprema un disegno di legge per trasformare il paese in una potenza nucleare. Secondo gli esperti, Kiev sta ricattando l’Occidente nel tentativo di avere un sostegno incondizionato della propria politica nei confronti del Sud-Est, ma il prezzo della nuclearizzazione dell’Ucraina sarebbe troppo alto per il mondo occidentale, crede il presidente dell’Accademia geopolitica della Russia, Leonid Ivashov.

Per avviare la creazione di una propria bomba atomica l’Ucraina dovrebbe rompere tutta una serie di accordi internazionali, primo fra tutti il Protocollo di Lisbona che ha definito lo status di Ucraina, Kazakistan e Bielorussia in qualità di potenze denuclearizzate. È poco probabile che la questione possa essere risolta come vorrebbero gli ucraini, perché gli europei, e in primo luogo la Germania, si opporranno con tutte le forze. D’altra parte, la situazione economica e finanziaria dell’Ucraina oggi è disastrosa. Eppure, per creare un proprio potenziale nucleare, occorre costruire nuove aziende, condurre ricerche e creare impianti di sperimentazione. Sono cose che l’Ucraina, oggi, non può permettersi. Comunque, l’importante è che gli USA hanno permesso agli ucraini di fare una dichiarazione in tal senso, forse gliel’hanno anche suggerito per ricattare l’Europa contando sulla sua generosità nei confronti di Kiev.

Le dichiarazioni dei politici ucraini sul problema nucleare sono poco professionali, tale è l’opinione della maggioranza degli esperti. Il prezzo politico delle armi nucleari sarà micidiale per l’Ucraina, pure le conseguenze economiche saranno pesantissime, come è già successo all’Iran e alla Corea del Nord, sottolinea il direttore del Centro di Vienna per il disarmo e la non proliferazione, Elena Sokova.

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L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) si sono rifiutati di commentare le parole del ministro della Difesa dell’Ucraina, limitandosi a precisare che il cambiamento dello status dell’Ucraina nell’ambito del Trattato di non proliferazione è al di fuori della loro competenza. A Vienna una fonte diplomatica di alto rango ha rilevato che del cambiamento dello status denuclearizzato dell’Ucraina si può parlare soltanto in “chiave umoristica”. Il diplomatico ha spiegato che l’Ucraina sarà colpita da sanzioni analoghe a quelle che sono state imposte all’Iran, se dovesse avviare un programma nucleare segreto. Fa impressione all’opinione pubblica del paese, ma la fattibilità dell’idea è pari a zero – è in questi termini che gli esperti occidentali commentano le parole del ministro Geletey.

Il problema è anche tecnico: l’Ucraina non ha aziende per l’arricchimento dell’uranio e non ha reattori per la produzione di plutonio militare. Sebbene il paese abbia un notevole potenziale tecnico-scientifico, la creazione di armi nucleari richiederebbe degli investimenti astronomici che il paese non è in grado di sopportare. Non riesco ad immaginare uno Stato che possa dare all’Ucraina i soldi per queste cose, ha osservato il direttore dell’Istituto di studi sull’Unione economica eurasiatica Vladimir Lepekhin.

Le dichiarazioni di taluni politici non si devono prendere sul serio. Non è che l’Ucraina non sia tecnicamente in grado di creare un’arma atomica o, diciamo, un apparecchio spaziale per andare su Marte. Optando per la mobilitazione totale e impiegando tutte le risorse, Kiev, probabilmente, potrebbe creare un suo “lunokhod”, ma la situazione che si sta profilando in Ucraina non favorisce la realizzazione di grandi progetti..

Per oltre 20 anni la comunità internazionale ha sostenuto con coerenza la linea di non proliferazione e non ci sono motivi per rinunciare a questa posizione. A detta di uno degli esperti, occorre essere una specie di “Corea del Nord” per voler imboccare questa strada. Oppure, deve prima scomparire tutto il sistema delle relazioni internazionali. Ricordiamo che all’epoca del presidente Viktor Yushchenko, quando ha deciso di costruire in Ucraina delle aziende di arricchimento per produrre combustibile per le centrali nucelari, gli USA si sono subito ribellati. Anche questa volta la reazione sarebbe analoga, dice il vice direttore dell’Istituto di studi sugli USA e Canada, Pavel Zolatarev.

L’Occidente capisce tutta l’assurdità di questa dichirazione, ma non vorrà rimproverare Kiev pubblicamente. La reazione alle parole del ministro ucraino non sarà ufficializzata, ma sarà dura. Quanto alla sostanza, il fatto che ora si conoscano le intenzioni di Kiev mi pare positivo. Ora tutto il mondo può capire quanto siano irresponsabili i dirigenti ucraini. Personalmente credo che l’Ucraina non avrà mai le armi nucleari.

Le dichiarazioni sull’opportunità di rinunciare allo status denuclearizzato non fanno altro che screditare il governo ucraino che, invece, dovrebbe adoperarsi per la sua credibilità, dimostrando di essere un governo capace non solo di mandare a morire i riservisti, ma anche di condurre un dialogo costruttivo con i suoi critici.

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