Le numerosissime vittime tra la popolazione pacifica del sud-est dell’Ucraina sono sulla coscienza dell’esercito ucraino. Questa è la conclusione alla quale sono arrivati gli autori del rapporto dell’organizzazione Human Rights Watch. I difensori dei diritti umani hanno dichiarato inammissibile l’impiego nelle città dell’artiglieria e dei razzi.

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Si tratta probabilmente della prima conclusione delle organizzazioni internazionali corrispondente alla situazione reale in Ucraina. Finora queste organizzazioni hanno taciuto malgrado i numerosi fatti di violazione dei diritti dell’uomo da parte di Kiev raccolti da esperti russi.
La Russia intende intentare cause penali sui crimini militari commessi in Ucraina. La Croce Rossa Russa ha già iniziato la raccolta delle relative prove. Tutti i fatti saranno formalizzati giuridicamente ed inviati alla Corte penale internazionale e al Consiglio di sicurezza dell’ONU.
Le organizzazioni internazionali che per dovere d’ufficio dovevano reagire agli avvenimenti ucraini hanno preferito finora tacere. Ma la crisi si è tanto estesa e i crimini hanno assunto tali proporzioni che l’ONU, ad esempio, ha dovuto riconoscere che nei soli tre mesi estivi il numero di vittime tra gli abitanti pacifici dell’Ucraina ha superato un migliaio e i feriti sono quasi 4 mila. Persino il ministro della sanità ucraino ha riconosciuto che le vittime tra la popolazione civile sono più numerose che tra i militari. Human Rights Watch ha accusato Kiev di impiego di armi proibite contro la popolazione civile. Si tratta, purtroppo, soltanto di singoli casi, fa notare Igor Borisov, membro del Consiglio per i diritti dell’uomo presso il presidente della Russia:
– Processi che violano le fondamentali norme del diritto sono diventati una realtà di fronte alla totale immobilità delle organizzazioni internazionali. Adesso uno solo Stato, la Russia, si occupa effettivamente di difesa dei diritti umani in Ucraina. Avvertiamo continuamente l’inefficienza delle organizzazioni internazionali.
L’esperto ha fatto ricordare che durante tutto il periodo del conflitto militare l’ONU non ha adottato nessun documento in difesa dei diritti e delle libertà dei cittadini ucraini. In sei mesi l’OSCE ha discusso solo due risoluzioni riguardo la sistemazione in Ucraina di una missione di monitoraggio e la piena indagine sull’incidente del Boeing malese. Nello stesso periodo il Consiglio europeo, un’altra organizzazione internazionale, ha pure adottato soltanto due documenti, ossia gli atti che condannano il referendum in Crimea e il dispiegamento delle truppe russe lungo i confini ucraini. A che servono queste organizzazioni se non eseguono le loro funzioni? – si chiedono gli esperti.
È grave la situazione dei profughi, la cui esistenza fino a poco tempo fa non veniva riconosciuta dall’Occidente soggetto a pressioni da parte degli USA. In Russia sono stati già registrati 170 mila profughi provenienti dalla regione di Donetsk e da quella di Lugansk dove sono in corso ostilità. Oltre centomila profughi sono arrivati in altre regioni dell’Ucraina. Ed ecco che ora organizzazioni internazionali hanno finalmente dichiarato che, secondo le loro stime, il numero totale dei profughi non registrati può ammontare ad un milione, e cioè ogni settimo abitante del Donbass ha dovuto fuggire in Russia. Con l’avvicinarsi dell’inverno la situazione solo peggiorerà, dice Rostislav Išenko, presidente del Centro di analisi sistemica:
– Nei mesi invernali il numero di profughi può aumentare di alcune volte. Sarà un serio onere per tutto lo Stato russo. Si tratta, infatti, di gente da sistemare e da alimentare, per la quale va cercato il lavoro. Il fatto più terribile è che Kiev ha preso, evidentemente, la decisione di combattere o fino alla piena vittoria, o fino alla totale disfatta. Ciò significa che la linea dei fronti attraverserà l’Ucraina e che anche in altre grandi città del paese avverrà quello che osserviamo adesso a Donetsk e Lugansk.
È indubbio che le attuali autorità di Kiev combatteranno accanitamente, visto che in caso di sconfitta dovranno rispondere per tutto quello che hanno fatto, dice Aleksandr Djukov, coordinatore del Gruppo di informazione sui crimini contro la persona. La linea del fronte si sta spostando già verso Mariupol’, Zaporozhje e Harkov. Nondimeno le autorità di Kiev non intendono iniziare trattative. In quattro mesi di ostilità sono stati perpetrati numerossimi crimini militari. Le persone che hanno impartito ed eseguito gli ordini si rendono conto che se il conflitto cesserà, sarà posta la domanda: “Chi ne è responsabile?”.
Nel rapporto preparato dagli esperi dell’Ufficio di Mosca per i diritti dell’uomo è detto che il presidente ucraino Petro Poroshenko segue la strada del presidente georgiano Mikhail Saakashvili che ha chiamato “Campo pulito” la sua operazione contro l’Ossezia del Sud avviata nel 2008. Con un tale approccio gli interessi della popolazione civile sono un valore trascurabile.
Esiste la speranza che, nonostante tutto, organizzazioni internazionali si occuperanno dei crimini delle autorità di Kiev. I rappresentanti della Croce Rossa Russa spiegano che ci sono due possibilità per intentare cause penali, ossia per iniziativa del procuratore della Corte penale internazionale o su richiesta del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Inoltre, la Russia può usare la “giurisdizione universale” ed avviare autonomamente i relativi procedimenti. Nel diritto penale russo esistono infatti gli articoli “genocidio” ed “impiego di mezzi e metodi proibiti di conduzione della guerra”.

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