– di Massimiliano Greco per L’Opinione Pubblica –

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non sapere cosa stia accadendo in Ucraina, cioè non ha elementi sufficienti per stabilire chi abbia scatenato l’escalation, se sia opera dei filorussi, e se la violenza sia o meno incontrollata.

“Staremo a vedere” ha concluso.

Una simile incertezza, lungi dall’essere negativa, rappresenta un enorme passo avanti rispetto alla politica del duo Obama-Clinton, per i quali ogni violenza o crimine nel mondo era in qualche modo legata alla Russia, dal caos in Medioriente all’hackeraggio ai danni del Partito Democratico, prima delle elezioni.

Intanto, però, un gruppo di senatori, guidato da John McCain ha messo a punto un piano per introdurre una normativa che imporrebbe una rigorosa supervisione da parte del Congresso sull’operato di Trump e persino la possibilità, da parte del primo, di opporre il veto alle decisioni del POTUS, se questi decidesse di abolire le sanzioni nei confronti della Russia.

Secondo un rapporto della CNN, se questa legge venisse approvata, il presidente americano sarebbe costretto, in caso volesse abolire le sanzioni, a motiva dettagliatamente le ragioni per cui intende farlo, e darebbe al Congresso un periodo di tempo, di 120 giorni – durante i quali la revoca delle sanzioni verrebbe “congelata” – per decidere se approvare o meno la revoca. Marco Rubio – avversario accanito di Trump durante le primarie repubblicane, nonché il candidato della lobby degli armamenti – è convinto che il sentimento anti-russo all’interno del Senato sia sufficientemente ampio da permettere di bloccare non solo la revoca delle sanzioni, ma anche di respingere qualunque veto presidenziale contro un incremento delle sanzioni ai danni di Mosca.
Intanto, la situazione nel sud-est dell’Ucraina, nel Donbass, è peggiorata significativamente rispetto alla scorsa settimana, in particolare nei pressi della città di Avdeevka, dove gli scontri tra le forze governative e la milizie russofone sono particolarmente intensi.
Questi scontri hanno lasciato i residenti senz’acqua, riscaldamento ed elettricità.

La situazione terribile in cui versano i civili ha spinto Putin a fare una telefonata inferocita alla Merkel, accusandola di fatto di essere complice dei massacri compiuti dai golpisti ucraini.

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La discussione si è concentrata sulla situazione nel Donbass, che recentemente si è deteriorata a causa delle azioni provocatorie dell’Ucraina, le quali hanno causato vittime e una significativa distruzione delle infrastrutture civili e delle zone residenziali in diverse città.

Putin ha attirato l’attenzione della Merkel sulla relazione presentata dall’OSCE e sulle dichiarazioni dei rappresentanti ufficiali di Kiev, che tradiscono i tentativi da parte delle forze di sicurezza ucraina di cambiare con la forza la situazione lungo la  linea di contatto.

Putin ha accusato espressamente Kiev di violare gli Accordi di Minsk e di utilizzare il Format di Normandia come “foglia di fico” dietro alla quale nascondere le proprie azioni criminali.
Putin e la Merkel hanno convenuto sulla necessità di ripristinare immediatamente il cessate il fuoco e di sostenere gli sforzi dell’OSCE, nonché di aiutare la risoluzione pacifica della crisi ucraina.

Tuttavia, dato che la Merkel è un’attrice chiave del Format di Normandia, sostenendo che Poroshenko lo usi per nascondere le proprie malefatte significa accusare la Merkel – di fatto – di esserne complice.

Putin ha avvertito la Merkel che – se quest’ultima non dovesse prendere misure a fermare i combattimenti in Ucraina orientale “nel minor tempo possibile” – sarà costretto ad agire. A quanto si sa, la Merkel si è detta d’accordo sulla necessità di fare qualcosa.

Non sappiamo ancora di che si tratta, ma probabilmente la situazione è destinata a cambiare entro poche settimane. Sempre se i guerrafondai annidati nel Congresso e nel Senato americani non si mettano nel mezzo. Ma se non altro, per farlo dovranno comunque prima vedersela con Trump, mentre la Clinton avrebbe guidato l’ennesima crociata antirussa.

Massimiliano Greco

Fonte: L’Opinione Pubblica

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