Il limite del 3% tra debito pubblico e prodotto interno lordo è un “dogma” per le oligarchie di Bruxelles, eterodirette dalla Germania. Tuttavia, quanti sanno come stanno esattamente le cose nell’Unione Europea?

Ecco come stanno: di seguito, l’elenco degli Stati che se ne fregano del 3%, alla faccia della signora Merkel e dei rigoristi da strapazzo di Bruxelles.

IRLANDA: È ancora aperta la procedura per deficit eccessivo, quest’anno dovrebbe chiudere con un 4,8% rispetto al Pil per poi scendere al 4,2% nel 2015. Ma l’anno scorso il deficit era ancora al 7,2 per cento.

SPAGNA – Nel 2012, l’Europa ha di fatto commissariato il governo spagnolo concedendo in cambio due anni in più, fino al 2016, per il risanamento del bilancio. Nonostante i tagli alla spesa e le manovre del governo conservatore il deficit spagnolo resta ancora al 5,6% del Pil. E la disoccupazione in Spagna è da spavento: quasi 4,5 milioni senza lavoro.

PORTOGALLO – Il governo conservatore di Pedro Passos Coelho, con pesanti misure di austerity ha dimezzato il deficit pubblico dal 9,8% al 4,9%, ma è impensabile che scenda ancora, anche perchè la popolazione si è ribellata, i partiti di governo hanno perso le elezioni amministrative e perfino la magistratura e la corte costituzionale hanno vietato nuove leggi recessive.

FRANCIA – Il governo francese rifiuta di adottare nuove misure di austerità e prevede, nella legge di bilancio per il 2015, un deficit che quest’anno si attesterà al 4,4% del Pil, l’anno prossimo si restringerà al 4,3%, nel 2016 scenderà al 3,8% e solo nel 2017 andrà al 2,8%, cioè sotto il tetto del 3 per cento, sempre ammesso che queste previsioni abbiano una qualche credibilità, fatto contestato in sede europea.. In precedenza Parigi si era impegnata a scendere sotto il 3% fin da quest’anno.

SLOVENIA – La massiccia e urgente ricapitalizzazione delle maggiori banche slovene alla fine dell’anno scorso ha influito pesantemente sui conti pubblici: il deficit nel 2013 è schizzato al 14,7% del Pil. Senza gli interventi straordinari per il salvataggio delle banche il disavanzo sarebbe stato del 4,4% del Pil. La Slovenia è andata al voto e il nuovo esecutivo ha già detto con chiarezza che il limite dle 3% è irraggiungibile.

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CROAZIA – A pochi mesi dall’ingresso nell’Unione, nel giugno del 2013, per la Croazia è scattata la procedura per deficit eccessivo. L’economia del Paese balcanico si è contratta per cinque anni consecutivi, il tasso di disoccupazione vicino al 20% sta creando gravi tensioni sociali, il reddito pro capite è pari alla metà della media comunitaria, il quadro politico resta fragile. Il rapporto deficit-Pil croato oggi è al 5% ed è del tutto errato pensare possa calare nei prossimi tre anni.

POLONIA – Anche quest’anno la Polonia il deficit al 4,3% del Pil, e sebbene la crescita dell’economia polacca sia “entusiasmante” grazie all’assenza di euro e alla facilità quindi ad esportare nella Ue e nei Paesi extra Ue, il limite del 3% sarà sforato anche nel 2015.

Come si vede, ben più di un solo Paese della Ue sfora il limite del 3%. Il dogma non vale per tutti, signor Renzi. E praticamente nessuno degli Stati Ue che superano questo limite ha intenzione o ha la possibilità di rientrarvi nel 2015. Per alcuni, addirittura mai.

L’impianto “rigorista” della politica economica europea voluto e imposto dalla Germania alla Ue, alla prova dei fatti non funzione e neppure potrà funzionare in futuro per una buona parte di Paesi del Sud ma anche del Nord del Vecchio Continente.

Il modello economico imposto a viva forza a tutti gli Sati dell’Unione è sbagliato. L’unica soluzione è cambiarlo, sciogliendo la stessa Ue, affinchè ogni Stato sia libero di regolare la propria economia.

Ovviamente, sciogliere la Ue equivale a cancellare l’euro. Questa è l’unica vera possibiltà di evitare una catastrofe sia economica che sociale in Europa.

max parisi – ilnord.it

Nota.

Le notizie pubblicate in questo articolo hanno come fonte IlSole24Ore – Luca Veronese – che ringraziamo.

 

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