Il livello piuttosto contenuto dei consensi per l’operato del governo presieduto da Matteo Renzi viene confermato anche dalle ultime rilevazioni demoscopiche, effettuate in queste settimane. E ciò nonostante il fatto che il presidente del Consiglio abbia posto l’accento su alcune tematiche di grande impatto sulla popolazione.

In primo luogo, quella di critica verso l’Unione Europea, la cui popolarità presso gli italiani va progressivamente decrescendo negli ultimi anni, sino a toccare oggi livelli minimi: per questo ogni accenno di disapprovazione viene visto con favore da larghi strati di elettorato. Ma né questa tematica, né l’annuncio sulla possibile ripresa del progetto del ponte sullo Stretto di Messina, né i provvedimenti inseriti nella recente manovra sono serviti ad accrescere la popolarità dell’esecutivo.

Oggi meno di un quarto degli italiani (23,2%) giudica positivamente l’azione del governo. In particolare, è il 3,5% a valutarla «molto positivamente» e il 19,7% a definirla «abbastanza positivamente».

Viceversa, il 74% si esprime negativamente: una parte, il 27%, lo valuta «molto negativamente», mentre la maggioranza, il 47%, «abbastanza negativamente» (il restante 3% non si esprime). Lo si evince dai risultati di un sondaggio condotto questa settimana dall’Istituto Eumetra Monterosa su di un campione rappresentativo della popolazione con più di 17 anni di età.

Il livello di consenso appare stabile su questi valori negli ultimi mesi, mentre fa rilevare un significativo calo, pari a circa 15 punti percentuali, rispetto a dodici mesi fa (novembre 2015), quando si attestava al 38,7%. E rispetto a febbraio 2016 si registra una diminuzione del 6%. Beninteso, il decremento del consenso costituisce un trend tipico di tutti gli esecutivi nel corso del loro mandato: lo stesso fenomeno si era registrato con l’esecutivo condotto da Enrico Letta e con quelli precedenti.

Risultano relativamente più propense ad approvare l’operato dell’esecutivo le persone in età lavorativa centrale (dai 35 ai 55 anni), i possessori dei titoli di studio più elevati (specie i laureati) e i residenti al Nord (in particolare, nel Nord-Est). Anche all’interno di queste categorie di popolazione, comunque, la maggioranza degli intervistati esprime un giudizio negativo sull’operato del governo.

Sul fronte opposto, appaiono decisamente più critici i più giovani sotto i 25 anni di età (specie gli studenti), ove la disapprovazione per l’azione dell’esecutivo supera l’80% (non a caso, è questo lo strato sociale che, come si sa, più di altri preannuncia il suo No al prossimo referendum) e, al tempo stesso e in misura ancora più accentuata, i più anziani, oltre i 65 anni (87% di giudizi negativi). In altre parole, ai settori meno centrali e, spesso, più deboli socialmente, il governo piace meno.

Sul piano dell’orientamento politico, il favore massimo per l’operato del governo si trova, naturalmente, tra chi preannuncia l’intenzione di votare per il Pd alle prossime elezioni. Tra costoro, tre su quattro si esprimono con una approvazione. Anche qui, però, ben il 25% manifesta il suo dissenso: è la porzione critica dell’elettorato del partito di maggioranza.

All’interno dei votanti per le principali altre forze politiche, viceversa, prevale nettamente un orientamento critico verso l’esecutivo. In particolare, si esprime con un giudizio negativo l’87% di chi opta per Forza Italia (ove si riscontra tuttavia un 13% che dà una valutazione positiva) e quasi il 90% degli elettori per il Movimento Cinque Stelle di Grillo.

Infine, è indicativo del «mood» critico nei confronti del governo che oggi sembra caratterizzare il nostro Paese, il fatto che, anche tra chi dichiara di essere indeciso sul partito da votare o intenzionato a disertare le urne, si registri un assai prevalente atteggiamento sfavorevole verso l’azione dell’esecutivo (81% di giudizi negativi).

Tutto ciò può avere rilevanti effetti sul comportamento di voto nel prossimo referendum del 4 dicembre. Molte ricerche effettuate in queste settimane hanno mostrato infatti come una parte consistente di elettorato potrebbe far dipendere la sua decisione di voto anche dal giudizio maturato nei confronti del governo.

Non a caso, emerge dai dati rilevati come già ora la quasi totalità di quanti esprimono una valutazione negativa sull’esecutivo (90%) preannunci l’intenzione di votare «No».

Tutto ciò contribuisce a indicare come l’esito del referendum rappresenterà anche una vera e propria espressione del giudizio popolare verso il governo. Insomma, la consultazione del 4 dicembre costituisce, al di là dei sondaggi di opinione, un importante e decisivo banco di prova per l’esecutivo presieduto da Matteo Renzi.

Fonte: Qui

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