Nel 2014, Alan Friedman, giornalista e scrittore statunitense, pubblicava sul proprio sito un video in cuil dichiarava come uscire dall’Euro fosse un suicidio economico. Parlava di svalutazione, di perdita del valore dell’immobile del 30-40%, di aumento dei tassi di interesse sui mutui del 10 e 15%.

Stamattina, in un’intervista a Libero, il radicale cambio di opinione: “l’Euro è una moneta nata male, la costruzione si è rivelata subito difettosa, non si può avere una politica monetaria comune con una burocrazia insopportabile e rigida come quella di Bruxelles.”


Che forse si sia reso conto che la sua analisi sulla moneta unica di 3 anni fa fosse alquanto caricaturale? Che parlare di svalutazione equivalesse, implicitamente, ad ammettere come l’Euro era sopravvalutato rispetto ai fondamentali dell’economia italiana e mantenerlo oggi significhi portare vantaggi solo a chi ha una bilancia commerciale più favorevole? Che sostenere che l’assenza di una moneta comune in Europa avrebbe danneggiato i rapporti commerciali fosse, in realtà, una tesi in contrasto con il deprezzamento, in quanto una moneta deprezzata può anche avere il non trascurabile vantaggio di incentivare le esportazioni? Non lo sappiamo.

Curiose, sullo stesso filone, anche le aspre critiche al Trattato di Maastricht dopo averne condotto un programma su Rai 3 alla fine degli anni Novanta in cui ne tesseva gli elogi e invitava l’Italia a rispettarne i parametri. Oggi è arrivato al culmine e a criticarne il rapporto del 3% tra deficit e PIL.

Non che ci volesse Alan Friedman per scoprirlo, prima di lui abbiamo avuto gente come Ida Magli, Jürgen Habermas e Bettino Craxi, i quali, ben prima della costruzione del cosiddetto “Sogno Europeo”, avevano analizzato che senza un argine al liberismo imperante propagato a macchia d’olio dopo il fatidico 09/11/1989, l’Europa che si sarebbe formata sarebbe stata una burocrazia tecnocratica avida, a discapito dello sviluppo e della crescita.

“Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre. L’Europa, come ho già avuto modo di dire, per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo, nella peggiore sarà un inferno. Quindi bisogna riflettere su ciò che si sta facendo perché la cosa più ragionevole di tutte era quella di richiedere e di pretendere, essendo noi un grande Paese – perché se l’Italia ha bisogno dell’Europa l’Europa ha bisogno dell’Italia –  la rinegoziazione dei parametri di Maastricht“, diceva l’ex leader del PSI in un’intervista rilasciata nel 1997.

Per ovviare al problema, Alan Friedman sostiene che un’ Europa più umana e ragionevole possa nascere con la vittoria del “socialista” Martin Schulz in Germania, uno che fino all’altro giorno era corresponsabile dell’economia mercantilista di Bruxelles e Strasburgo.

Bella paraculaggine; è chiaro a tutti come la candidatura del “Kapò”- come lo ebbe a definire Silvio Berlusconi – altro non è che una mossa atta a togliere quelle percentuali di voti ai movimenti sovranisti quali AfD e Pegida a vantaggio di una forza che, di fatto, sotto diversi slogan, contribuisce a mantenere inalterato lo status quo dell’Unione Europea quale realtà globalizzata, burocratica e tecnocratica.

Ne abbiamo avuto l’esempio più lampante in Francia per 5 anni con i “socialisti” come Francois Hollande e Manuel Valls al governo. Possibile che Alan Friedman fosse così immerso in un sonno profondo da non essersi accorto di nulla?

Tratto da Oltre la Linea

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