Due terzi degli aerei da caccia della Us Navy (60%) e del Corpo dei Marine (74%) sono fuori servizio.

Complessivamente, il 53% di tutti gli aeromobili della Marina statunitense, 1700 velivoli, sono messi a terra. E’ quanto emerge dai dati ufficiali diramati dal Dipartimento della Difesa.

I tagli alla difesa di Obama, la cronica incapacità dei legislatori di garantire i fondi secondo le tempistiche e le esigenze delle forze armate ed i continui impegni nel globo, hanno avuto degli effetti devastanti sull’aviazione americana. Nel 1991, la forza aerea statunitense era di 134 squadriglie di caccia. Oggi sono 55. L’età media di un velivolo militare USA è di 27 anni.

Il 60% della flotta F / A-18 Hornet (600 velivoli) della Us Navy è fuori servizio: il 27% in manutenzione, il 35% in attesa di parti di ricambio. La Marina sperava di poter gestire la naturale conclusione del ciclo vitale del caccia durante la conversione con la nuova piattaforma F-35C. Tempistica che non ha tenuto conto dei nuovi teatri in Iraq del nord ed in Siria occidentale. Gli Hornet dovranno volare molto più a lungo rispetto a quanto previsto dal loro ciclo vitale.

Il 74% della flotta F-18 Hornet dei Marine, pari a 208 velivoli su 280, non è in grado di volare. Il cinque agosto scorso, il Corpo dei Marine mise a terra l’intera flotta Hornet non operativa a seguito dell’ennesimo incidente. Ufficialmente, l’United States Marine Corps possiede una forza aerea combattente, acquistata tra gli anni ’80 e ’90, di 276 F/A-18 Hornet, più di due terzi con capacità operativa.

I 208 velivoli sono in manutenzione o in attesa di aggiornamento. Entrambe le operazioni possono avvenire soltanto previa disponibilità economica. Il Corpo dei Marine, dati ufficiali, con gli attuali velivoli a disposizione per la formazione, riesce a far volare i piloti in addestramento per sole 10/12 ore al mese rispetto alle 16 minime previste.

La forza attuale della componente Hornet del Corpo dei Marine è di 70 velivoli pronti al combattimento, pari al 26% della flotta da combattimento. Per affrontare tutte le guerre americane nel globo, secondo i dati ufficiali dei Marine, avrebbero bisogno del 58% dei caccia F/A-18 della flotta. I Marine, non sono comunque esenti da colpe per aver atteso venti anni una nuova piattaforma, oggi troppo costosa, a discapito degli investimenti necessari per la prontezza della flotta. Alla fine del 1990, ai Marine fu proposta la transizione verso il Super Hornet che la Us Navy stava sviluppando per le sue portaerei. La decisione dei Marine, si rivelerà essere fatale.

Il Super Hornet fu scartato in attesa dell’F-35 che nel 1990 sarebbe dovuto entrare in servizio nel 2006. Il Corpo dei Marine ha dichiarato operativa la sua prima squadriglia JSF nell’estate del 2015. Tuttavia, i piani di acquisizione non coincidono con le reali capacità economiche.

Soltanto un terzo della componente d’attacco delle portaerei statunitensi, rappresentata da F / A-18 Hornet e Super Hornet, è dichiarato pronto al combattimento. Complessivamente, più della metà degli aeromobili della Marina non possono volare per carenza di fondi. Entro luglio, senza un supplemento al tetto di spesa nello strumento fiscale 2017, il Pentagono sarà in grado di mantenere in volo solo gli aerei del Corpo dei Marine e della US Navy schierati in operazioni, ma dovrà sospendere la formazione in patria.

Il punto sui sottomarini classe Los Angeles

Il sottomarino d’attacco a propulsione nucleare classe Los Angeles USS Albany SSN-753, ha trascorso 48 mesi in cantiere a cause delle precedenza data alle portaerei. Al sottomarino classe Los Angeles USS Boise SSN-764, è stata rimossa la certificazione di immersione e messo fuori servizio a Norfolk a tempo indefinito. Entro il 2017, altri cinque sottomarini d’attacco a propulsione nucleare perderanno la certificazione di immersione.

Entro il 2020 la Us Navy manderà in pensione una dozzina di sottomarini classe Los Angeles. Secondo i dati, la Marina arriverà ad averne 41 nel 2029. Soltanto nel 2046 la Marina degli Stati Uniti ritornerà ad avere una flotta di 51 sottomarini. Nello specifico, l’USS Jacksonville resterà in servizio fino al 2018, mentre l’USS Bremerton sarà dismesso nel 2019.

L’USS Louisville andrà in pensione nel 2020 seguito dall’USS Providence nel 2021. Già dismessi i sottomarini USS City of Corpus Christi, USS Albuquerque e USS Houston. Quest’anno i sottomarini USS Dallas ed USS Buffalo, saranno smantellati, mentre l’USS San Francisco sarà riconvertito per la formazione degli equipaggi a Goose Creek, nella Carolina del Sud. I sottomarini USS Olympia, USS Louisville ed USS Helena saranno inattivati nel 2020, mentre l’USS Providence ed USS San Juan andranno in pensione nel 2021.

Il San Juan sarà il primo 688 improved a lasciare la flotta. Il piano di inattivazione si basa su una serie di fattori come le necessità operative o di bilancio e, nel caso dei vettori a propulsione nucleare, la quantità di carburante presente nei reattori.

L’eredità di Obama

I tagli alla Difesa statunitense hanno avuto un effetto devastante anche sullo status della flotta. Molte delle revisioni sono state posticipate o idealmente programmate, estendendo il servizio delle unità anche di quattro anni rispetto alle manutenzioni calendarizzate. La US Navy dichiara inoltre non utilizzabili o in attesa di riparazione, sostituzione o demolizione il 15% di tutte le sue strutture fisse nel globo.

Il quadro desolante presentato dalla Marina statunitense è in netto contrasto con il grandioso programma di riarmo pubblicizzato dal presidente Trump e con lo stesso documento ideale del Force Structure Assessment della US Navy, per una flotta di 350 unità. La strategia della Marina statunitense negli ultimi dieci anni si può riassumere in questo modo: per preservare i fondi destinati alla costruzione di nuove navi, si è preferito tagliare sulla manutenzione e sulla formazione.

La linea della US Navy, pienamente consapevole, non è stata lungimirante poiché adesso la differenza temporale tra la realizzazione di una nuova unità e la manutenzione di una già in servizio è minima. Tutte le operazioni di manutenzione derivano da quadro finanziario disponibile in un ambiento economico vincolato.

Attualmente, complici i continui ritardi del Congresso nel presentare gli strumenti finanziari, la Marina non può finanziare le nuove unità previste e causa dei costi necessari, divenuti obbligatori, per eseguire la manutenzione. Anche se le forze armate statunitensi ricevessero i fondi necessari, stimati in 30/40 miliardi di dollari, il problema della prontezza operativa resterebbe a causa dell’eccessivo carico di lavoro dei cantieri.

Questi ultimi, dopo i tagli alla Difesa, furono costretti a bloccare le assunzioni e procedere ai licenziamenti. Nonostante il massiccio reclutamento della Marina per la manutenzione delle portaerei e dei sottomarini nei quattro cantieri navali pubblici, questi ultimi non sono in grado di tenere il passo con il carico di lavoro.

La Marina degli Stati Uniti si basa attualmente su 275 navi schierabili: soglia al di sotta dell’obiettivo minimo di 308 unità fissato nel 2014. Il personale in divisa è di 324 mila unità. Il reclutamento, auspicato da più parti, vorrebbe una forza di 340/350 mila militari. Dopo otto anni di tagli voluti dall’amministrazione Obama, il Congresso potrebbe aumentare il bilancio della difesa di quasi il 15 per cento per l’anno fiscale 2018.

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