A prima vista sembra una filiale della Goldman Sach, in realtà è l’amministrazione Trump.

Da Steve Mnuchin, nuovo Segretario del Tesoro, fino a Dina Powell, consigliere per le iniziative economiche del presidente, l’elenco di ex soci, manager e collaboratori della banca d’affari nello staff di The Donald e nel suo governo è affollatissimo.

Sono ben cinque i pezzi da novanta della Goldman, circondati a loro volta da “plutocatri, finanzieri senza scrupoli e ultraconservatori del Tea Party di cui Trump – scrive Alan Friedman sul Corriere della sera – ha riempito il suo Gabinetto”.

Questa gioiosa macchina da guerra turboliberista ha tutte le intenzioni di vendicare gli ultimi anni dell’amministrazione Obama.

Un periodo cupo per gli ex banchieri, costretti a mordere il freno delle regole della Dodd-Frank che, secondo loro, ha oppresso Wall Street, oltre che limitare la crescita delle imprese con una tassazione eccessiva.

Il pericolo però è che una nuova stagione di deregulation possa portare a un’altra bolla finanziaria, con le ferite per il collasso di Lehman Brothers ancora vive.

Uno dei più preoccupati sarebbe Edwin “Ted” Truman, già capo della divisione internazionale della Federal Reserve con Alan Greenspan, uno che di crisi globali ne ha viste un sacco: “Quella che si sta preparando è una controrivoluzione, con lo smantellamento della Dodd-Frank e la probabile cancellazione di molte restrizioni per Wall Street.

Così si invertirà il modello in vigore sin dalla crisi globale del 2008″.

Quel che più preoccupa Truman è che Wall Street possa di nuovo muoversi in modo selvaggio, svuotando le leggi già esistenti: “Date le circostanze, non c’è davvero bisogno della sfera di cristallo per capire che a un prolungato periodo di deregulation seguirà un’altra bolla finanziaria, in modo virtualmente inevitabile.

È solo questione di tempo. Coloro che non imparano dalla storia solitamente sono condannati a ripeterla”.

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