Rinviare il referendum per il terremoto è una via praticabile? È questo il tema centrale nel dibattito politico di questi giorni. Matteo Renzi, però, liquida anche solo la domanda come «inconsistente». In tanti tuttavia mostrano un’apertura a questa ipotesi. Anche dentro la compagine governativa.

Come il ministro dell’Interno Angelino Alfano che in un’intervista a Rtl ha fatto capire che l’ipotesi non è del tutto da scartare. «Il governo – spiega il ministro – non farà nessuna richiesta di rinviare il referendum. Però, è ovvio che in questo momento una campagna referendaria molto dura e severa è fuori dalle corde e fuori dalla logica.

Tanto più ora, in cui siamo tutti impegnati a dare una casa a chi l’ha persa. Quindi guardo principalmente a Forza Italia e a Silvio Berlusconi che per la loro cultura di governo possono essere sensibili all’idea di spostare la data».

Il primo ad avanzare l’ipotesi di slittamento del voto referendario era stato, sabato scorso, Pierluigi Castagnetti (Pd). «Tre Regioni terremotate – spiegava in un tweet – e tutto il Paese con la testa lì».

Una proposta che però è stata accolta con forte perplessità. La linea dell’opposizione è stata netta, supponendo che dietro queste affermazioni non ci fosse soltanto un moto di sensibilità nei confronti della tragedia provocata dal sisma. Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia boccia l’idea. «L’ipotesi del rinvio è fantapolitica. Renzi ha paura e le prova tutte» spiega.

Le parole di Alfano sembrano riaccendere il dibattito semplicemente perché sono in molti a supporre un «gioco di squadra» dietro le parole del ministro. «Si scrive Alfano ma si legge Renzi», tuona l’europarlamentare di Forza Italia Mario Mauro. Impegnato in un tour per difendere le ragioni del No, Mauro non ha dubbi sulla reale portata delle affermazioni di Alfano.

«Il macchinoso tentativo del ministro di rinviare il referendum costituzionale – dice – su ipotetica richiesta di Silvio Berlusconi, appare come una toppa peggiore del buco». Gli fa eco Roberto Fico (5 Stelle) che liquida la proposta di Alfano come inaccettabile. «Si deve votare il 4, si è già rinviato troppe volte, punto e basta – dice – Il ministero dell’Interno non deve lavorare per il referendum, deve lavorare per gli sfollati».

Anche la Lega attacca il leader di Area Popolare per voce del suo segretario. «Tutti i sondaggi danno in vantaggio il No, e ora qualcuno ipotizza di rinviare il referendum per aiutare i terremotati – spiega Salvini – Ma per farlo serve un’esenzione fiscale di tre anni. Punto». «Alfano non sa più cosa inventare per evitare di confrontarsi con la democrazia – aggiunge Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) – Ma prima o poi la democrazia arriva».

Tanto che, alla fine, molti del Pd sono stati costretti a metterci una toppa. «L’ipotesi di rinviare il referendum? – spiega Stefano Pedica – È semplicemente una boutade. Qualcuno tenta ancora di sviare l’attenzione dai contenuti della riforma ma il 4 dicembre si vota». «Non esiste alcuna ipotesi di rinvio. Per rispetto degli italiani, il confronto sia civile e nel merito. Basta bufale» gli fa eco su Twitter il senatore Andrea Marcucci.

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