La disoccupazione è definita come quantità di lavoro inutilizzato messo in vendita ma senza chi sia disposto a assumerlo a quel determinato prezzo. Essa si verifica quando il settore privato, in forma aggregata, vuole lavorare e guadagnare moneta, ma non desidera spendere tutto il reddito che sarebbe stato disponibile in regime di piena occupazione.

La Teoria monetaria post-keynesiana rivela l’essenza della disoccupazione involontaria. Il suo termine “endogenità radicale” afferma che tutti i depositi sono le registrazioni contabili dei prestiti, e i depositi sono possibili solo peché ci sono prestiti in essere. Se, dunque, nel settore privato un agente vuole aumentare le sue attività finanziarie nette, H (Beni Finanziari Netti), questo desiderio può essere soddisfatto solo dalla riduzione delle attività finanziarie di un altro agente di H (Beni Finanziari Netti). Le attività finanziarie nette di un agente sono ridotte ogni volta che l’agente aumenta il suo debito o riduce il suo stock di attività finanziarie. Le disponibilità finanziarie nette aumentano quando si ripaga un debito o dalla crescita dello stock attuale. In assenza di un intervento finanziario da parte del governo, se un agente vuole avere una occupazione, al fine di aumentare le sua attività finanziarie (ad esempio i risparmi), un altro deve decidere di ridurre le sue attività finanziarie nette (ad esempio indebitandosi). Se nessun agente è disposto a ridurre le sue attività finanziarie nette, la piena occupazione non si verifica. Questo è definito come disoccupazione involontaria.

Il sistema di partita doppia di iscrizione in contabilità nazionale è sempre in equilibrio. Le voci su un lato devono essere contabilizzate con contropartita dall’altro. L’investimento, per esempio, è registrato come risparmio nella contabilità nazionale, così, per definizione, gli investimenti complessivi saranno sempre uguali al risparmio totale. La spesa in deficit del governo è classificata come risparmio negativo del governo, e la voce contabile della contropartita è un aumento del risparmio nominale del settore privato al netto. Così, ogni volta che il governo spende in deficit, accresce l’aggregato del settore privato H (Beni Finanziari Netti) comprese le attività esterne denominate in dollari. Inoltre, il livello di spesa in deficit del settore pubblico determina il livello del reddito del settore privato H (Beni Finanziari Netti). Se il settore privato, desidera aumentare la sua H (Beni Finanziari Netti), questo desiderio può essere soddisfatto solo da un aumento della spesa in deficit del settore pubblico.

La disoccupazione può quindi essere riassunta come segue:

Disoccupazione involontaria è la prova che l’H desiderata (Beni Finanziari Netti) del settore privato supera la H (Beni Finanziari Netti) consentito dalla politica fiscale del governo.

Per essere franchi, la disoccupazione involontaria esiste perché il deficit del bilancio federale è troppo basso.

Inoltre, se un agente vuole vendere tutti i suoi beni reali, e quindi aumentare la sua H (Beni Finanziari Netti) , questo può essere realizzato solo da un altro agente che diminuisca la sua H (Beni Finanziari Netti). Se la H desiderata (Beni Finanziari Netti) è superiore ad H reale (Beni Finanziari Netti), ne consegue un accumulo di scorte invendute e contrazione della domanda aggregata.

H(Beni Finanziari Netti), Demanda e Offerta Aggregata

La comprensione che la disoccupazione è la prova che il disavanzo pubblico è troppo piccolo è coerente con il concetto standard dell’offerta e della domanda aggregata. La domanda aggregata è la somma di tutte le spese, e l’offerta aggregata è la somma di tutti i beni e servizi offerti in la vendita. Si può quindi affermare che, se il settore privato ha voluto utilizzare solo parte del suo reddito di piena occupazione ottenuto dalla vendita di beni e servizi reali che si terrà come H (Beni Finanziari Netti), ne sarà prova una combinazione di involontaria accumulo di scorte e disoccupazione involontaria. La disoccupazione involontaria è quindi riconducibile a una H desiderata (Beni Finanziari Netti) che supera H effettiva (Beni Finanziari Netti).

L’approccio di offerta e domanda aggregata permette cambiamenti di H desiderata (Beni Finanziari Netti) espressi come variazione della domanda aggregata o cambiamenti di offerta aggregata. L’approccio H (Beni Finanziari Netti) si concentra solo sulla variabile di controllo – la H desiderata (Beni Finanziari Netti) – indipendentemente dal fatto che sia l’offerta aggregata ad essere eccessiva o la domanda aggregata ad essere carente. In effetti, potrebbe essere persino impossibile distinguere una carenza di domanda aggregata da un eccesso di offerta aggregata, rendendo la distinzione superflua.

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