Conversazione di Formiche.net con l’economista Gustavo Piga che analizza e commenta le mosse di Italia e Francia sui conti pubblici

“Italia e Francia corrono fuori dal Fiscal compact, ma lo fanno troppo lentamente, soprattutto noi, con il rischio di rimanere schiacciati. Servono scelte decise, che smuovano davvero una situazione stagnante. Giochiamo col fuoco. Per uscire dalla crisi sarebbe necessario molto più di quello che si fa e si è fatto fino ad ora. Too little too late”.

Ecco l’opinione dell’economista Gustavo Piga, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Tor Vergata a Roma, in una conversazione con Formiche.net.

Professore, spostando al 2017 il pareggio di bilancio Renzi ha stracciato un po’ il Fiscal compact?

Non commento gli annunci, anche perché non sono un modo corretto di presentare una linea economica. Mi attengo ai fatti e credo che nulla sia cambiato, perché tutti i numeri ci dicono che quest’anno il rapporto deficit/Pil rimarrà al di sotto del 3%, ma anche che la crescita nel 2015, per stessa ammissione del governo, non supererà la 0,6%. Non cambieranno nemmeno l’imposizione fiscale, la spesa pubblica e l’avanzo primario. Salvo elementi che mi facciano pensare il contrario, non vedo novità. Ma se proprio vogliamo ragionare ipoteticamente, direi che nemmeno se l’ipotesi di Renzi si rivelasse fondata, ciò farebbe presa su investitori e imprese. Il pareggio di bilancio sarebbe solo rinviato e a breve.

Quali possibilità aveva l’Italia?

L’Italia aveva due strade: o sfondare in modo deciso il 3% per fare maggiori investimenti pubblici o restare nel 3%, ma destinando agli investimenti i denari rivenienti dalla spending review. Il governo ha deciso di non seguire nessuna delle due ipotesi. Né la via d’uscita può essere quella di rendere disponibile il Tfr, perché in questa situazione d’incertezza le famiglie tendono al risparmio. Con questa nuova strategia di posporre il pareggio di bilancio rischiamo di passare in Europa per quelli che non rispettano gli impegni, senza nemmeno poter raccogliere i frutti di questo cambiamento.

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Come valuta la scelta di Parigi che sfida Angela Merkel e Bruxelles annunciando che non rispetterà il vincolo del 3%?

La Francia ha deciso di giocare più duro, lanciando questo esperimento, ma annunciando allo stesso tempo che taglierà la spesa pubblica di 50 miliardi in pochi anni. Si sentono forti tanto da annunciare nella finanziaria per il 2015 prevede un deficit al 4,4% del Pil. Inoltre sentono sul collo il fiato del consenso che i partiti anti-europei raccolgono ormai in modo massiccio nel Paese.

Crede che Roma potrà accodarsi all’esperimento francese se dovesse avere successo e costituire così un fronte comune?

Italia e Francia corrono fuori dal Fiscal compact, ma lo fanno troppo lentamente, soprattutto noi, con il rischio di rimanere schiacciati. Servono scelte decise, che smuovano davvero una situazione stagnante. Giochiamo col fuoco. Per uscire dalla crisi sarebbe necessario molto più di quello che si fa e si è fatto fino ad ora. Too little too late.

Come giudica le misure monetarie di Mario Draghi? E cos’altro può fare nelle condizioni date?

Draghi dovrebbe smettere di dire che i Paesi devono fare aggiustamenti fiscali e dire chiaramente che il Fiscal compact va abolito. Come governatore di una Banca centrale gli è richiesto di dare un messaggio coerente che dia nuovamente fiducia. Ma bisogna anche ricordare che nessun banchiere centrale è indipendente. Lui dipende dai governi e finché questi gli daranno mandato di difendere le politiche di austerità, lui dovrà farlo. Addossare a lui tutte le colpe della situazione europea è una vigliaccata. La responsabilità è dei governi, che sono stati eletti per quello. La smettano di occuparsi d’altro e provino a trovare una via d’uscita.

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