Budapest, 30 ott – Mai come in questi giorni in Italia si è parlato di Viktor Orban. Il premier ungherese è diventato il nemico numero uno. A dichiarargli guerra l’intero fronte progressista che ormai comprende il Vaticano e Confindustria. Cerchiamo di capire perché. Giovedì scorso, il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni Silverj, ha risposto a brutto muso al suo omologo ungherese Peter Szijartò. Szijartò ha accusato l’Italia di non rispettare le regole sui migranti. Gentiloni ha replicato che l’Ungheria non deve dare “lezioni a Roma, visto che non ne prendiamo da chi innalza i muri”. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato il premier magiaro: “La politica interna italiana è un terreno difficile. L’Italia ha difficoltà di bilancio con un deficit che aumenta, mentre stanno arrivando in massa i migranti, con spese ingenti. Renzi ha tutte le ragioni di essere nervoso”. A questo punto il nostro primo ministro ha fatto sentire la sua voce: “Evidentemente abbiamo colto nel segno, leggo un elemento di preoccupazione nei nostri amici dell’Est ma deve essere chiaro che l’Italia non è più salvadanaio da cui andare a prendere soldi”.

Dalle provocazioni, poi, si è passati alle minacce. Renzi ha deciso di fare la voce grossa: “L’Italia è pronta a mettere il veto sul bilancio europeo, se Paesi come l’Ungheria e la Slovacchia non accoglieranno i migranti come previsto dagli accordi Ue”. Orban dal canto suo ha risposto che se la Commissione europea farà scattare l’obbligo delle quote, l’Ungheria è pronta a portare la questione davanti alla Corte di Giustizia europea. Ieri sera poi Renzi si è spinto oltre dicendo che: “Noi dobbiamo avere la forza di fare una battaglia non populista e demagogica ma per ridare un’anima all’Europa che oggi fa finta di non vedere che qualcuno può rimanere intrappolato dentro i muri che si erigono e a Orban ricordo sommessamente che l’Italia e’ non solo tra i Paesi che da’ più soldi in Ue contro quelli che prende ma che si e’ messa in gioco per dare la libertà all’Europa e prima di parlare dell’Italia sciacquatevi la bocca”.

Gargarismi a parte, l’esecutivo magiaro non teme certo che i presunti profughi che scappano dalla guerra vogliano mettere le tende a Budapest e dintorni. E allora perché l’Ungheria si scalda tanto sul tema dell’immigrazione? Il motivo è molto semplice: Viktor Orban ha scelto di opporsi al processo di Grande Sostituzione mirato all’estinzione dei popoli europei. Non è il solito complottismo. Sic stantibus rebus, Budapest se accettasse il sistema della redistribuzione delle quote sarebbe la nazione europea meno colpita dai costi dell’accoglienza. Il sistema delle quote dei rifugiati, infatti, prevede la redistribuzione di centosessantamila rifugiati nei ventinove paesi membri e secondo cui l’Ungheria avrebbe dovuto accogliere appena 1290 persone. Il referendum contro le quote è costato agli ungheresi 48,6 milioni di euro (più di quanto speso per la Brexit). Quindi, perché si scalda tanto Orban? Forse perché è l’unico politico europeo lungimirante. Vediamo perché. Se l’Ungheria accettasse lo schema delle ripartizioni, creerebbe un circolo vizioso che incoraggerebbe l’invasione di massa. Oggi sono poco meno di mille e trecento domani potrebbero essere il doppio. I Paesi più accoglienti potrebbero trarne un grande vantaggio. L’afflusso di manodopera a basso porterebbe ad un cospicuo abbassamento del costo del lavoro. Sarebbe difficile convincere l’imprenditore ungherese ad investire in patria se nella nazione confinante c’è un’offerta di lavoro a prezzi di saldo. In conclusione , il bersaglio di Viktor Orban non é Renzi. Il premier magiaro ha deciso di impedire il suicidio assistito degli europei. Finché regge il governo di Budapest sarà difficile staccare la spina al Vecchio Continente.

Salvatore Recupero

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