Al di là delle considerazioni socio-economiche c’è chi sottolinea questo aspetto: «Larga parte del debito pubblico di Berlino – afferma Antonio Tognoli, vicepresidente di Integrae Sim – è in mano alle famiglie, alle imprese e alle banche tedesche. Ebbene, allo stato attuale i rendimenti dei titoli di Stato sono praticamente nulli». Il tasso del Bund decennale, ad esempio, viaggia intorno allo 0,95%. «In termini reali, a fronte di un’inflazione intorno allo 0,8%, si tratta di un rendimento inesistente». O, addirittura negativo, sulle scadenze più brevi.

I tedeschi, evidentemente, accettano la situazione da un lato perché «sono consapevoli che il Bund è il “bene rifugio”. L’asset sicuro che, giusto o sbagliato, non offre alcun pensiero rispetto alla sua sua solidità».  E, dall’altro, accettano rendimenti cosi bassi «perché, dopo aver comprato i titoli intorno alla parità, vedono le loro quotazioni rimanere stabili».

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Cosa potrebbe succedere, invece, se ad un tratto il prezzo del decennale scendesse? Il disappunto sarebbe molto forte. Ebbene, è proprio quello che può accadere a fronte del rialzo dei prezzi al consumo. «Di fronte alla ripresa dei prezzi il mercato chiede sempre maggiore rendimento. Nei collocamenti il saggio medio lordo non potrebbe essere così schiacciato come quello di oggi», al di sotto dell’1%. «Il rialzo dello yield, giocoforza, portebbe con sé la riduzione dei prezzi dei titoli di Stato»

Cioè, le quotazioni del bund scenderebbero. Ecco che, allora, il risparmiatore tedesco dovrebbe affrontare una situazione molto sgradevole. Certo, potrebbe mantenere il titolo e portarlo a scadenza. «Tuttavia, l’impatto politico di questa situazione sarebbe importante. La considerazione popolare sarebbe questa: tu, Angela Merkel, hai voluto l’austerity. Ci sta bene. Noi tedeschi ne traiamo beneficio. E tuttavia, tra gli altri suoi effetti, comporta, seppure indirettamente, rendimenti nulli sui titoli di Stato. Come la mettiamo, però, con il calo delle quotazioni e le perdite in conto capitale, conseguenti alla ripresa dell’inflazione?».

La situazione, insomma, sarebbe difficile da gestire per il governo tedesco. Il quale, per questo motivo, non vuole preoccuparsi troppo dei rischi da deflazione.

Tratto da un articolo scritto di Vittorio Carlini  per il  Sole 24 Ore – che ringraziamo.

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